01 ottobre 2015

Al Postrivoro la Tavola periodica degli elementi







E' stato un viaggio,
nel gusto, tra gli odori, i sapori, i colori
e l'ebbrezza del vino.
E' stato un viaggio reale e immaginario allo stesso tempo,
almeno per me, commensale di passaggio,
rapita da questo animale immaginario,
e da questo luogo immaginario,
eppure realissimi.

www.postrivoro.it
Allestimento a cura di
Antonella Semeghini, Silvia Lupini, Carlotta Frenquellucci











31 dicembre 2014

L'abitudine di tornare...



Prendo in prestito il titolo,
e anche un po' del contenuto.
Dorothy desidera sin dall'inizio una sola cosa: tornare a casa.
Solo alla fine scopre che sarebbe bastato battere tre volte le sue scarpette rosse...
nel frattempo conosce compagni di viaggio inseparabili, 
affronta ostacoli che sembrano insormontabili
e sopratutto capisce che per realizzare un sogno servono tre cose: 
testa, cuore, coraggio.

Non so bene se ho a disposizione le mie scarpette rosse, 
ma so di non voler rinunciare a camminare 
su quel magico sentiero dorato che alla fine 
conduce a nostri desideri.
Buon 2015 a tutti.





10 novembre 2014

un angelo dai baffi d'argento




Mi sembra strano pensare di tornare e non trovarti lì, seduto accanto alla tua signora, 
mano nella mano a recitar preghiere. Lei soprattutto.
Mi sembra strano pensare di venirti a cercare nell’orto o da qualche parte intorno casa mentre ti prendi cura dei tuoi animali, senza trovarti.
Mi sembra strano pensare di non poter più sentirti dire  che se tornassi indietro gireresti il mondo.
Mi sembra anche strano non poter più ascoltare le tue storie.
Ma io me le ricordo tutte.
Mi ricordo di come mi facevi cucu da dietro la bottiglia da piccolina,
Di come mi hai insegnato a mangiare i fagiolini, risucchiandoli come spaghetti
Di quanto amassi volare lassù sopra le nuvole…
andar per mare invece no,
del resto l’acqua non t’è mai piaciuta, molto meglio un bicchiere di vino.
Mi ricordo dei tuoi ricordi della guerra, che dovevano di sicuro essere in bianco e nero, ma tu li trasmettevi a colori.
Del tè con gli inglesi, e del tuo desiderio di capire la loro lingua.

Che gran bel viaggio ti sei fatto!

Nonno Neno,
Gli occhi blu, i capelli ricci e i baffi d’argento.
Il sorriso, sempre.
Che quel giorno mi tenevi tra le braccia, io con la bocca piena di sangue e mi dicevi “non è niente”.
Mi dicono di avere  i tuoi occhi, i tuoi capelli, e …no i baffi no!
Ho anche quella cicatrice ancora in bocca
Ma ora mi piace averla perchè mi ha riempito le labbra di rosso, e il cuore di te.
Ah! e se impari a dire: "I love you" gli angeli li conquisti tutti!

Ciao nonno

16 settembre 2014

Domande consuete


"Disegno di fronte",  Anna e Viola 

Poco tempo fa mi è stato detto di pensare a Guccini solo se strettamente necessario...
però questa canzone qui mi ronza in testa da troppo tempo e vorrà pur dire qualcosa.




Ancora qui a domandarsi e a far finta di niente 
come se il tempo per noi non costasse l' uguale, 
come se il tempo passato ed il tempo presente 
non avessero stessa amarezza di sale.

Tu non sai le domande, ma non risponderei 
per non strascinare parole in linguaggio d' azzardo; 
eri bella, lo so, e che bella che sei, 
dicon tanto un silenzio e uno sguardo... 

Se ci sono non so cosa sono e se vuoi 
quel che sono o sarei, quel che sarò domani, 
non parlare non dire più niente, se puoi, 
lascia farlo ai tuoi occhi, alle mani... 

Non andare... vai... Non restare...stai... Non parlare... parlami di te... 

Tu lo sai, io lo so, quanto vanno disperse, 
trascinate dai giorni come piena di fiume 
tante cose sembrate e credute diverse, 
come un prato coperto a bitume. 

Rimanere così, annaspare nel niente, 
custodire i ricordi, carezzare le età; 
è uno stallo o un rifiuto crudele e incosciente 
del diritto alla felicità... 

Se ci sei, cosa sei? Cosa pensi e perchè? 
Non lo so, non lo sai; siamo qui o lontani? 
Esser tutto, un momento, ma dentro di te, 
aver tutto, ma non il domani... 

Non andare... vai.. Non restare...stai... Non parlare... parlami di te... 

E siamo qui spogli in questa stagione che unisce 
tutto ciò che sta fermo, tutto ciò che si muove, 
non so dire se nasce un periodo o finisce, 
se dal cielo ora piove o non piove... 

Pronto a dire "buongiorno", a rispondere "bene", 
a sorridere a "salve", dire anch'io "come va?" 
Non c'è vento stasera. Siamo o non siamo assieme? 
Fuori c'è ancora una città? 

Se c'è ancora balliamoci dentro stasera, 
con gli amici cantiamo una nuova canzone... 
tanti anni e son qui ad aspettar primavera, 
tanti anni ed ancora in pallone... 

Non andare... vai... Non restare...stai... Non parlare... parlami di te... 
Non andare... vai... Non restare...stai... Non parlare... parlami di noi...


F. Guccini

26 maggio 2014

Echebello!





Sono cresciuta con la politica tutt’intorno, anche se credo di saperne ben poco, dopotutto. Lo so che tutti voi Paniconi, Volpini, Lupini e il resto della squadra vi metterete le mani nei capelli a sentirmelo dire, ma quando mio padre mi portava in sezione, la sera, dove anche voi portavate i vostri figli, io i vostri discorsi me li perdevo subito.
Mi piaceva invece guardare per ore il ciclostile girare e riporre in ordine le poche centinaia di copie del vostro giornalino; mi piaceva il colore nero di quel rullo, il bianco e nero delle stampe,  dall’imprecisa apparenza di “fatto in casa”; mi piaceva l’odore dell’inchiostro e anche, soprattutto, quello di muffa delle stanze di quello spazio affascinante. Mi piaceva immaginarmela come una casa, la vostra sezione, se mai qualcuno avesse potuto abitarci in un posto così. Mi piaceva aiutarvi, preparare la colla con acqua e farina, metterla sulle etichette con gli indirizzi, leggere i nomi e immaginarmi quelle persone con il vostro giornalino tra le mani; e mi piaceva sopratutto fare tardi la sera. 
Poi mi piacevate voi; mi piaceva l’energia dei vostri discorsi, la voglia che mettevate nel fare le cose, mi piaceva l’idea di credere ad un’idea, tutti allo stesso modo. Mi piaceva sentirvi parlare ai comizi, mi piaceva l’odore delle salsicce alla brace di Fabrizio, le piadine al prosciutto della mia mamma, lo stoccafisso (che ha portato in casa mia una tradizione che continua ancora) la musica sgangherata riprodotta di Guccini, e voi tutti a darvi da fare. Mi piacevano le feste del’ Unità, tutto un via vai di impalcature prese in prestito, tavolini, tovaglie, pentoloni giganteschi…. Ero affascinata dai vostri turni la notte per stare di  vedetta a quel prezioso lavoro.  Infine mi piacevano le vostre idee, non necessariamente le idee in sé, ma la volontà vera di crederci, la grinta di fare quei piccoli passi nemmeno misurabili, e la soddisfazione di averli fatti. Non penso di avervi mai sentito dire, allora, quanto cattivi fossero “gli altri”. Avevate tutti una trentina d’anni. 
Questo è tutto quello che so della politica. 

Andrea, il nostro (si anche mio!) nuovo sindaco  lo conosco poco, ha un sorriso che mostra una ingenuità scelta e nasconde una bella dose di volontà e scaltrezza, e poi ha tutti gli altri che domani, dopo l’entusiasmo e le bollicine, ci mostreranno l’energia giovane di questa bella novità. I giornalini saranno digitali, l’odore di muffa scomparso, il ciclostile non sapete neanche cosa sia, ma l’idea di credere in un’idea, tutti con la stessa forza, ce l’avete già. 
Buon lavoro, adesso a piacermi, ma proprio tanto, siete tutti voi.   

04 maggio 2014

Un mare di creta






Il mio mare stamattina era così.
Ha mangiato per ore il fango grigio della terra per poterla salvare,
fino a vomitare onde dense contro gli scogli.
Sembrava arrabbiato, era pesante, lento, violento e commosso.
Lo conosco bene questo mare, i castelli e le buche scavate migliaia di volte nella sua sabbia; l'acqua azzurro-verde, rifugio piacevole nelle ore più calde...Per un attimo ho pensato di non averlo mai visto così, di non riconoscerlo più. L'ho sempre solo immaginato fatto di colori, di rumori confusi, del chiacchiericcio scontato e leggero delle vacanze d'estate. L'ho immaginato divertito osservare i suoi bagnanti fare il solletico ai pesci, le ragazze scoprirsi con un po' di vergogna i fianchi e i sederi bianchi, e i pescatori al mattino ritirare le loro reti gonfie.

Oggi era di creta.
Un blocco immenso lì solo per essere modellato,
omaggio alla memoria della ferita inferta alla propria terra.
In treno, io, di ritorno dalla luna, avrei voluto essere un artista...

14 aprile 2014

Mei Vacanties




"Mei vacanties" e sono felice come un bambino.
Mei vacanties: vacanze di maggio. E' bello anche il nome.
Sono le loro vacanze, dei bambini, quelle di primavera,
due lunghe settimane senza scuola.

Per me è una migrazione.
E' sempre come fare un viaggio al contrario, rientrare, per poi ripartire;
tornare alla mia terra, ai miei colori, ai profumi e ai suoni...
come fanno loro, gli uccelli quando tornano al caldo.
Come loro ritrovo tutto: il nido, le cose lasciate qualche mese fa,
ricordi quasi persi che tornano vivi in un attimo.
Rivivo il profondo silenzio delle notti, il loro buio fitto,
il risveglio al canto degli uccelli e il sole in faccia.
Torno per sentirmi di nuovo figlia, oltre che mamma,
per camminare fuori anche in mutande,
per bere il caffè buono
e rivedere le facce che ho lasciato,
e magari anche qualcuna nuova, magari.

Quel volo da qui a lì mi emoziona ancora,
e lassù nel cielo mi preparo sempre:
lascio andare le cose che non voglio,
seleziono solo i pensieri migliori, quelli lontani, inarrivabili,
quelli che sono solo un attimo, quelli che non riesco a trattenere
che mi fanno perdere l'equilibrio ...
e mi fanno stare bene.
Bene, ultima settimana prima delle nostre amate "Mei vacanties"
che noi abbiamo abilmente unito a quelle pasquali,
per rendere l' attimo un po' più lungo.









18 marzo 2014

Oggi no





A me piace guardare la gente negli occhi quando cammino per strada.
Rubare un sorriso, indovinare una storia, spogliare un po' l'anima.
Oggi invece no. Oggi mi guardavo le scarpe, poco belle peraltro. 

Indovinavo i miei pensieri, inseguendo la linea del marciapiede. 
Oggi non mi importava niente delle storie degli altri, volevo ascoltare solo le mie.  
Così senza sapere dove stessi andando, nè con i piedi nè coi pensieri, sono finita davanti al mare. 
Un mare immenso, nero come la pece. Sono rimasta lì a guardarci dentro, ad ascoltare il rumore dell'acqua, ad aspettare l'alba.

Un giorno, ho pensato, potrei farlo davvero un viaggio cosi, tutto in mezzo al mare, tutta una notte, solo per vedere l'alba. 

17 febbraio 2014

Mare Solido



Di pioggia ne è scesa tanta, un'abitudine per me.
Al contrario essa aveva una forte influenza sull'umore  di Hamdi,
che prontamente  mi metteva un ombrello in testa.
A questo non ero più abituata.
Come non lo ero ad arrivare tardi ad un appuntamento,
ad aspettare ore che qualcuno arrivasse al mio;
ad un'agenda imprecisa e flessibile a seconda dell'ultima telefonata;
né a discorsi seri fatti ad un tavolino di un bar,
non mi ricordavo più come far sposare, con sottile piacere,
le  parole con il cibo,
la serietà del lavoro con la leggera ebbrezza del vino;
non ero più abituata a considerare il tempo speso così "guadagnato" e non "perso".
Tirana.
Una città, un paese, un popolo
che neanche sapevo esistere, anche se credevo di saperlo.
Ho aspettato, paziente, che le cose accadessero, guardandole,
ho seguito il loro accadere, ho corso a piedi per la città,
(in quei pochi momenti in cui sono riuscita a liberarmi della mia preziosa scorta maschile),
ne ho visto i colori, respirato i profumi,  percepito l'energia.
Un paese diverso dal nostro, ma poi non così tanto.
Lo capisci subito perché qualcuno ha chiamato quel piccolo taglio d'acqua che lo divide dall'Italia
"mare solido"
un mare che ha unito, prima di dividere,
un mare che ha nascosto, messo in fuga, offerto cibo e salvezza,
testimone di scambi, abbracci, sorrisi e lacrime.
Un mare che unisce due popoli fratelli, con tutte le loro differenze, anche se noi non lo sappiamo.
Per questo immagino che bisogna lasciare sempre spazio al dubbio e diffidare delle proprie certezze.
Osservare, interrogare e confrontarsi con il diverso è l'unico modo per capire, e poi semmai, giudicare.










10 gennaio 2014

2014





Silenzio, finalmente.
Il profumo di caffè in casa e il rumore del vento.
Nessuno che chiami "mamma", o "zia", e neanche il mio nome.
C'è il disordine amico dei tanti appunti lasciati sparsi sulla tastiera,
tutte idee da riodinare, da mettere in fila sul calendario e farle diventare qualcosa:
un gioco, un progetto, un abito, un giardino.
Il 2014 arriva pieno di promesse, delle stelle, certo 
(la cui luce io seguo con profonda gratitudine),
ed è il momento di darsi da fare per assolverle.
Noi siamo partiti con una passeggiata al Museumpark,
i piedi sui ciottoli,
le luci della città al di là delle trame nere degli alberi.
Buon 2014 a tutti.



23 novembre 2013

La prima

agrinido l'Orto dei Pulcini


Ci siamo. Insomma non proprio, ma quasi.
Ultime importanti prove abito, qualche ritocco al trucco e poi via.
Anche il pubblico credo che sia pronto, anzi forse il pubblico è più pronto di me, di noi, di tutto il cast messo insieme. Non si è mai davvero pronti per una prima.
Tutto è andato di corsa. Nessuna pausa, non c'è tempo per le interruzioni,  niente ripensamenti. Disegni, skype, telefonate, ordini di materiali, metri quadrati, e poi discussioni, scambi, proposte. Tensioni. Decisioni. Intromissioni. Ma anche fotografie, sorrisi, sospiri.
Il lavoro di squadra, l'entusiasmo, la stanchezza, le sento tutte, la mia e quella degli altri, di chi ha pensato, di chi ha sudato, di chi non ha dormito la notte. Di tutti sento anche il pensiero di dover tirare per qualche giorno ancora che dopo è fatta....e poi è anche Natale.
C'è il nido, c'è l'orto, ci sono i conigli, le pecore, la loro casa di paglia, c'è la campagna, le vigne, ci sono le foglie che cadono, i colori dell'autunno, i suoni del cielo e anche quelli della terra.
C'è tutto.

Ecco siamo arrivati, il sipario è ancora chiuso, ma le voci si sentono già in platea. La tensione cresce, le cose da chiudere sono ancora molte, ma tutti sappiamo che le chiuderemo.
Questo spazio meraviglioso (ogni scarrafone è bello a mamma sua!) adesso aspetta solo il chiasso dei bambini, lo spettacolo vero lo faranno loro.
Li vedo a graffiare sedie e tavoli, a scrivere sui muri, a versare l'acqua sul pavimento nuovo, a portare terra ed erba sotto le scarpe.
Lo abbiamo pensato anche per questo, e allora via, ora tocca a voi,
l'Orto dei Pulcini è tutto vostro!*
( le foto arriveranno dopo l'apertura_01.12.2013!)



* Non è possibile ringraziare tutti, ma alcuni vanno proprio citati. Antonella e la sua Arca di Noè, la sua passione, esperienza, occhio critico, sincerità, amicizia..... non finirei mai!Larisa manager responsabile e mediatrice (inconsapevole); Onelio, "il grande dittatore", uomo di polso, decisionista, tuttofare; Alberta perche' dietro alle quinte c'e' sempre anche lei; Elisa educatrice montessoriana che crede profondamente in quello che fa; e tutti, ma proprio tutti quelli che hanno contribuito alla realizzazione di questo bellissimo progetto (non solo architettonico!)

09 novembre 2013

Un piano ben studiato




Che lezione!
Da mamma penso spesso che dovremmo contare fino a dieci prima di fare qualsiasi cosa di fronte alle richieste dei nostri figli.
Contare -1-2-3-4... - ci costringe ad un' azione "neutra" che non coinvolge grandi emozioni e  distrae dal desiderio impulsivo di dire "NO, non si fa"
E chi lo dice?
I figli vengono qui a mostrarci col cuore in mano quanto sia semplice e pieno di meraviglie il mondo e noi rispondiamo con schemi, parametri, paure che inevitabilmente loro assorbiranno.
Anna mi ha dato una bella lezione qualche settimana fa.
Da qualche giorno spendeva ore a lavorare col suo blocchetto di fogli colorati. Una sequenza ripetuta di azioni che lei faceva con un gran bel sorriso sulle labbra.
Prendeva un foglio, lo tagliava in due, ci faceva due fori e ne faceva un piccolo cilindro che chiudeva con del nastro adesivo.
Poi prendeva la seconda metà e ci chiudeva dentro, come regalo, il cilindro.
Finito con uno passava al successivo.
Alla fine di ognuno li nominava: questo è per Gio, questo per Pietro, e poi Thyn, Gheby, Alicya.......
La vedevo divertita, ma per qualche assurda ragione non capivo proprio lo scopo di tutto questo gran da fare.  Pensavo addirittura: "sarà un esercizio per imparare i nomi dei suoi nuovi amici"(aveva iniziato la scuola da una settimana)
Forse, ma c'era dell'altro.
Il lunedì mattina ha ripreso il suo blocchetto perché in qualche modo si era dimenticata di qualcuno.
Ho iniziato a metterle fretta, dicendo che dovevamo andare, che avrebbe potuto finire dopo, che, che , che, che....ero abbastanza infastidita che spendesse tanto tempo a fare "qualcosa senza senso", come la vedevo io: con i miei occhi di mamma cresciuta e piena di cose "sensate" da fare.
Ma tutto quel lavoro un senso ce lo aveva, eccome.
Arrivate a scuola Anna mi ha chiesto di passarle tutti quei pacchettini e di aiutarla a tenerli mentre lei li distribuiva ai suoi amici, dei quali poco sapeva e che aveva conosciuto da qualche giorno.
Ho respirato e pensato questo (stavolta da mamma orgogliosa): "Lei aveva un piano, quello di conquistare i suoi amici, di fare il primo passo, di presentarsi a loro".
Io invece avevo messo tra me e lei tutti quegli schemi -ma che fai?, cosa e' questo?, sei sicura non ti vergogni neanche un po'-" che fanno parte della società in cui siamo cresciuti noi adulti di oggi.
Lei non si vergognava neanche un po', anzi, avreste dovuto vedere le facce dei suoi amici il giorno dopo appena Lei è entrata in classe. Sembrava la regina!
Andando a casa in bicicletta quel giorno ho pensato:
che bella lezione,
grazie Anna!

07 settembre 2013

Il primo giorno di scuola




Via, partiti. Primo giorno di scuola. 
 chi non se lo ricorda il primo giorno di scuola?!

Lei mi teneva la mano e insieme salivamo le scale. 
Gli schiamazzi e il correre degli altri bambini mi arrivava ovattato, 
perché riuscivo solo a sentire le mie gambe tremanti 
e un groppone in gola, le lacrime pronte a scendere. 
Pochi minuti insieme in classe, poi mille baci, un abbraccio. A dopo.

I bambini ci riportano sui nostri stessi passi e ci insegnano ( ancora) a camminare.
Ricominciare. 
Da capo, col il peso degli errori e la leggerezza dell'esperienza. 

Oggi  e' come il mio primo giorno a scuola,
abbiamo tutta la vita per imparare, 
cadere, 
alzarci e riprovare ancora. 
E quel groppo in gola era li 
perché ogni inizio incuriosisce ma spaventa anche un po'

26 febbraio 2013

Ooommm....



Continuo a ripetermi che è solo un sogno, che tra poco mi sveglierò e sarà tutto finito.
Invece no, al risveglioe tutti i mezzi di informazione 
mi danno la stessa notizia: l'Italia è caduta nella trappola.
Mi perdo, non capisco più niente....

Vi propongo come distrazione la mia intervista a Radio 24 del 16.02.2013. 
Buon Ascolto

http://www.radio24.ilsole24ore.com/player.php?channel=2&idpuntata=gSLAvnVCI&date=2013-02-16&idprogramma=giovani-talenti

17 febbraio 2013

Quale colpa...


Succede ogni volta, 
non che accada spesso, però ogni volta, dopo,..succede.
Succede che mi sento in colpa, 
succede che mi ripeto, mentre la tensione continua a bollirmi dentro, "ecco ho alzato la voce"
succede che Lei sembra capirlo che non ho via di uscita, 
succede che vorrei cancellare quel momento.
Poi succede anche che mi dico
porca miseria, mica sono perfetta, sto imparando tutto anche io, giorno dopo giorno, accadimento dopo accadimento, perché anche io, bimba mia, non ne so proprio niente di come si faccia ad essere genitori, bravi poi...che ne so, lo sto imparando con te. 
Ecco, adesso facciamo pace e cresciamo insieme.

10 gennaio 2013

Farewell...



Mi arrabattavo per le strade della mia vita quando sei arrivata tu, quasi un anno fa,
praticamente una sconosciuta,
con quella telefonata: "Facciamo giocare le nostre bimbe insieme? Mi piacerebbe se la mia continuasse a parlare l'italiano"
e, dopo una pausa "però devi sapere una cosa: ho il cancro".
Mi sei entrata dentro direttamente dallo stomaco, come un pugno.
Poi in quei mesi hai cercato momenti felici, solo per lei, la tua bambina,
che non potevi e non volevi lasciare sola.
L'idea di pensarla senza di te, senza nemmeno il ricordo di te,
perché lo so che lo hai pensato, che ti ha ossessionato, ti dava più dolore del dolore fisico,
di quello che ti mordeva da dentro.
Le abbiamo fatte giocare insieme le nostre bimbe, le abbiamo viste ridere e piangere,
rubarsi i giocattoli e condividerne altri.
Le abbiamo anche iscritte a danza. Iniziano domenica prossima ti ricordi?
Ma tu non ci sarai, ce le accompagnerò io, perché tu non ci sei più.
Siamo diventate amiche, mi dicevi di andare in Italia, perché tu ne eri innamorata,
ci avresti vissuto volentieri se avessi vinto la battaglia.
Ma era una battaglia persa, impari.
C'erano fiori intorno a te,  centinaia di fiori bianchi, musica, e lacrime.
Ho pianto tutte le lacrime che mi tenevo dentro da mesi, sono uscite in silenzio.
Poi sono andata dalla tua mamma, a conoscerla, avremmo dovuto fare insieme anche questo.
Ci siamo prese la mano, ma ci conoscevamo già, era come se ci conoscessimo. Ci rivedremo.
Ora mi sento di vivere in un limbo, ma sono certa anche di avere una energia nuova, e mi hai fatto capire tu dove trovarla.
Non so spiegare meglio.

Farewell Clau

21 dicembre 2012

Tu mi fai girar come fossi una bambola...

I regali di Natale sono quasi pronti, e quel "quasi "ha stavolta un peso importante, 
dato che tutti i vari pezzi, braccia, gambe, teste, capelli, vestiti, 
sono rimasti dentro una valigia ancora a spasso tra Monaco e Ancona. 
Non è un film dell' orrore, ma solo le parti da assemblare della nuova famiglia Waldorf Doll, 
la bambola che quest'anno sarà il regalo, fatto a mano nei ritagli di tempo, per tutti i bambini della famiglia...sempre che arrivino. 
Unica ad aver scampato il pericolo è stata lei, Anna J. J., 
che dobbiamo sempre assolutamente avere vicina, non potevamo proprio mandarla nella stiva.

Con queste immagini auguro a tutti un Natale felice, dolce, che ci riempia il cuore. 
Auguri.








19 novembre 2012

Sinterklaas, San Nicolas, Zwarte Pieten e Babbo Natale...una storia tutta nostra

Stamattina dalla fitta nebbia sulla città è arrivato il fischio del solito battello a vapore.
Stamattina però quel fischio era diverso: qualsiasi bambino lo avrebbe riconosciuto,
era la barca a vapore di Sinterklaas!
A metà novembre tutti gli anni la sua imbarcazione approda qui, proprio sotto casa, ed io me ne dimentico sempre.
Il vantaggio è che basta infilarsi le scarpe e scendere giù per accoglierlo.
E mentre accompagno Anna in lacrime da Sinterklaas mi chiedo come mai arrivi  adesso, così presto, cosa c'entri col Natale....poi ci perdiamo nell'atmosfera festosa, le lacrime di Anna si asciugano e le domande rimangono per il momento senza risposta. (Perdonatemi le foto non proprio d'autore, ma ho anche io due sole braccia, e stavo sollevando Anna perché potesse vedere sopra la folla)
Zwarte Pieten



Più tardi a casa il dubbio ritorna. E davvero occorre fare un po' di chiarezza.
Sinterklaas arriva in Olanda proprio un giorno di Novembre, con una grande imbarcazione a vapore che sventola la bandiera Spagnola.
E' vestito  di bianco e  rosso, con una mitra rossa in testa e una lunga barba bianca.
Un cavallo lo porterà dai bambini e una infinità di Zwarte Pieten (i suoi aiutanti dalla pelle scura) elargiranno doni, sopratutto caramelle e pepernoten, lasciati dentro una scarpa vecchia preparata dai bambini vicino al camino.
I bambini più premurosi lasciano anche una mela per il cavallo, e un disegno per Sinterklaas.
Anna mi chiede: ma allora Babbo Natale? 
Lo sapevo che il nodo sarebbe prima o poi venuto al pettine.
Il seguito della storia mi è più o meno venuto così...
Babbo Natale è vestito di rosso, ha una lunga barba bianca, ha però un berretto e non una mitra  in testa ed è seduto su una carro guidato da renne. 
Babbo Natale vive nel nord, tra la neve e prima di partire a portare doni legge tutte le lettere dei bambini, ecco perché arriva a Natale. 
E siccome è Natale approfitta dei bellissimi alberi addobbati per lasciare i regali.
Sinterklaas e Babbo Natale tanto tempo fa hanno deciso di aiutarsi.
Il mondo era pieno di bambini e per potere accontentarli tutti avrebbero dovuto dividersi i compiti.
Da quel giorno Sinterklaas porta i doni a tutti i bambini delle "fredde terre del Nord" (come le chiama Anna), e Babbo Natale ai bambini delle "calde terre del Sud". 
Mi sembrava un buon compromesso "culturale" per chi ha la fortuna di avere due nazionalità diverse.
La cosa strana è che uno parte da sud per andare a nord e l'altro parte dal nord per scendere a sud....
ma io ho sorvolato su questo punto  e lascio a voi ogni considerazione....
La vecchia scarpa pronta per i regali, e la mela per il cavallo bianco

09 novembre 2012

Trova l'intruso

Alle mie spalle

Qual è l'intruso? Sembra molto semplice, eppure vi garantisco che non c'è intruso.
Questa foto è la sintesi perfetta della mia vita da quando Anna è nata: rappresenta la mia scelta di fare la mamma e di continuare a fare, con ritmi nuovi e da casa, la mia professione.
Questo vorrei raccontare in modo del tutto spontaneo su questo blog.

La foto è di un "pezzo di muro" dietro al  computer dove lavoro. Un angolo della mia casa che io amo particolarmente. In alto a sinistra c'è uno schizzo che mi è stato regalato dal mio professore e  caro amico Pippo Ciorra, il giorno della discussione della mia tesi di dottorato.



E' un disegno nato per "gioco"la sera del congedo, mentre eravamo tutti attorno ad una tavola a discutere del futuro. Per me un bellissimo ricordo della mia carriera universitaria e delle persone in essa coinvolte.




Tutto il resto sono invece i serissimi lavori di Anna portati a casa dall'asilo.
Il gioco e la sperimentazione accomunano questi disegni, ecco perché mi piace averli tutti lì,  in bella mostra alle mie spalle. Quando sono in skype nessuno guarda più me, ma la parete dietro....


Il gioco e la sperimentazione sono anche comuni denominatori della mia vita di adesso: fare la mamma e l'architetto insieme, mi costringe a sperimentare, reinventare orari, schemi, ad essere flessibile, a giocare più o meno sul serio con tutto, anche con il tempo.
Il mio lavoro lo so fare, basta che trovi il tempo; di come si fa a giocare invece, me ne ero dimenticata. Per fortuna Anna con la sua pazienza mi ha guidata in questa nuova riscoperta  ed ora so che quando veramente gioco con lei, come vuole lei, condividiamo una profonda empatia. Così ho imparato a conoscerla (e conoscermi) di più.