07 settembre 2013

Il primo giorno di scuola




Via, partiti. Primo giorno di scuola. 
 chi non se lo ricorda il primo giorno di scuola?!

Lei mi teneva la mano e insieme salivamo le scale. 
Gli schiamazzi e il correre degli altri bambini mi arrivava ovattato, 
perché riuscivo solo a sentire le mie gambe tremanti 
e un groppone in gola, le lacrime pronte a scendere. 
Pochi minuti insieme in classe, poi mille baci, un abbraccio. A dopo.

I bambini ci riportano sui nostri stessi passi e ci insegnano ( ancora) a camminare.
Ricominciare. 
Da capo, col il peso degli errori e la leggerezza dell'esperienza. 

Oggi  e' come il mio primo giorno a scuola,
abbiamo tutta la vita per imparare, 
cadere, 
alzarci e riprovare ancora. 
E quel groppo in gola era li 
perché ogni inizio incuriosisce ma spaventa anche un po'

26 febbraio 2013

Ooommm....



Continuo a ripetermi che è solo un sogno, che tra poco mi sveglierò e sarà tutto finito.
Invece no, al risveglioe tutti i mezzi di informazione 
mi danno la stessa notizia: l'Italia è caduta nella trappola.
Mi perdo, non capisco più niente....

Vi propongo come distrazione la mia intervista a Radio 24 del 16.02.2013. 
Buon Ascolto

http://www.radio24.ilsole24ore.com/player.php?channel=2&idpuntata=gSLAvnVCI&date=2013-02-16&idprogramma=giovani-talenti

17 febbraio 2013

Quale colpa...


Succede ogni volta, 
non che accada spesso, però ogni volta, dopo,..succede.
Succede che mi sento in colpa, 
succede che mi ripeto, mentre la tensione continua a bollirmi dentro, "ecco ho alzato la voce"
succede che Lei sembra capirlo che non ho via di uscita, 
succede che vorrei cancellare quel momento.
Poi succede anche che mi dico
porca miseria, mica sono perfetta, sto imparando tutto anche io, giorno dopo giorno, accadimento dopo accadimento, perché anche io, bimba mia, non ne so proprio niente di come si faccia ad essere genitori, bravi poi...che ne so, lo sto imparando con te. 
Ecco, adesso facciamo pace e cresciamo insieme.

10 gennaio 2013

Farewell...



Mi arrabattavo per le strade della mia vita quando sei arrivata tu, quasi un anno fa,
praticamente una sconosciuta,
con quella telefonata: "Facciamo giocare le nostre bimbe insieme? Mi piacerebbe se la mia continuasse a parlare l'italiano"
e, dopo una pausa "però devi sapere una cosa: ho il cancro".
Mi sei entrata dentro direttamente dallo stomaco, come un pugno.
Poi in quei mesi hai cercato momenti felici, solo per lei, la tua bambina,
che non potevi e non volevi lasciare sola.
L'idea di pensarla senza di te, senza nemmeno il ricordo di te,
perché lo so che lo hai pensato, che ti ha ossessionato, ti dava più dolore del dolore fisico,
di quello che ti mordeva da dentro.
Le abbiamo fatte giocare insieme le nostre bimbe, le abbiamo viste ridere e piangere,
rubarsi i giocattoli e condividerne altri.
Le abbiamo anche iscritte a danza. Iniziano domenica prossima ti ricordi?
Ma tu non ci sarai, ce le accompagnerò io, perché tu non ci sei più.
Siamo diventate amiche, mi dicevi di andare in Italia, perché tu ne eri innamorata,
ci avresti vissuto volentieri se avessi vinto la battaglia.
Ma era una battaglia persa, impari.
C'erano fiori intorno a te,  centinaia di fiori bianchi, musica, e lacrime.
Ho pianto tutte le lacrime che mi tenevo dentro da mesi, sono uscite in silenzio.
Poi sono andata dalla tua mamma, a conoscerla, avremmo dovuto fare insieme anche questo.
Ci siamo prese la mano, ma ci conoscevamo già, era come se ci conoscessimo. Ci rivedremo.
Ora mi sento di vivere in un limbo, ma sono certa anche di avere una energia nuova, e mi hai fatto capire tu dove trovarla.
Non so spiegare meglio.

Farewell Clau

21 dicembre 2012

Tu mi fai girar come fossi una bambola...

I regali di Natale sono quasi pronti, e quel "quasi "ha stavolta un peso importante, 
dato che tutti i vari pezzi, braccia, gambe, teste, capelli, vestiti, 
sono rimasti dentro una valigia ancora a spasso tra Monaco e Ancona. 
Non è un film dell' orrore, ma solo le parti da assemblare della nuova famiglia Waldorf Doll, 
la bambola che quest'anno sarà il regalo, fatto a mano nei ritagli di tempo, per tutti i bambini della famiglia...sempre che arrivino. 
Unica ad aver scampato il pericolo è stata lei, Anna J. J., 
che dobbiamo sempre assolutamente avere vicina, non potevamo proprio mandarla nella stiva.

Con queste immagini auguro a tutti un Natale felice, dolce, che ci riempia il cuore. 
Auguri.








19 novembre 2012

Sinterklaas, San Nicolas, Zwarte Pieten e Babbo Natale...una storia tutta nostra

Stamattina dalla fitta nebbia sulla città è arrivato il fischio del solito battello a vapore.
Stamattina però quel fischio era diverso: qualsiasi bambino lo avrebbe riconosciuto,
era la barca a vapore di Sinterklaas!
A metà novembre tutti gli anni la sua imbarcazione approda qui, proprio sotto casa, ed io me ne dimentico sempre.
Il vantaggio è che basta infilarsi le scarpe e scendere giù per accoglierlo.
E mentre accompagno Anna in lacrime da Sinterklaas mi chiedo come mai arrivi  adesso, così presto, cosa c'entri col Natale....poi ci perdiamo nell'atmosfera festosa, le lacrime di Anna si asciugano e le domande rimangono per il momento senza risposta. (Perdonatemi le foto non proprio d'autore, ma ho anche io due sole braccia, e stavo sollevando Anna perché potesse vedere sopra la folla)
Zwarte Pieten



Più tardi a casa il dubbio ritorna. E davvero occorre fare un po' di chiarezza.
Sinterklaas arriva in Olanda proprio un giorno di Novembre, con una grande imbarcazione a vapore che sventola la bandiera Spagnola.
E' vestito  di bianco e  rosso, con una mitra rossa in testa e una lunga barba bianca.
Un cavallo lo porterà dai bambini e una infinità di Zwarte Pieten (i suoi aiutanti dalla pelle scura) elargiranno doni, sopratutto caramelle e pepernoten, lasciati dentro una scarpa vecchia preparata dai bambini vicino al camino.
I bambini più premurosi lasciano anche una mela per il cavallo, e un disegno per Sinterklaas.
Anna mi chiede: ma allora Babbo Natale? 
Lo sapevo che il nodo sarebbe prima o poi venuto al pettine.
Il seguito della storia mi è più o meno venuto così...
Babbo Natale è vestito di rosso, ha una lunga barba bianca, ha però un berretto e non una mitra  in testa ed è seduto su una carro guidato da renne. 
Babbo Natale vive nel nord, tra la neve e prima di partire a portare doni legge tutte le lettere dei bambini, ecco perché arriva a Natale. 
E siccome è Natale approfitta dei bellissimi alberi addobbati per lasciare i regali.
Sinterklaas e Babbo Natale tanto tempo fa hanno deciso di aiutarsi.
Il mondo era pieno di bambini e per potere accontentarli tutti avrebbero dovuto dividersi i compiti.
Da quel giorno Sinterklaas porta i doni a tutti i bambini delle "fredde terre del Nord" (come le chiama Anna), e Babbo Natale ai bambini delle "calde terre del Sud". 
Mi sembrava un buon compromesso "culturale" per chi ha la fortuna di avere due nazionalità diverse.
La cosa strana è che uno parte da sud per andare a nord e l'altro parte dal nord per scendere a sud....
ma io ho sorvolato su questo punto  e lascio a voi ogni considerazione....
La vecchia scarpa pronta per i regali, e la mela per il cavallo bianco

09 novembre 2012

Trova l'intruso

Alle mie spalle

Qual è l'intruso? Sembra molto semplice, eppure vi garantisco che non c'è intruso.
Questa foto è la sintesi perfetta della mia vita da quando Anna è nata: rappresenta la mia scelta di fare la mamma e di continuare a fare, con ritmi nuovi e da casa, la mia professione.
Questo vorrei raccontare in modo del tutto spontaneo su questo blog.

La foto è di un "pezzo di muro" dietro al  computer dove lavoro. Un angolo della mia casa che io amo particolarmente. In alto a sinistra c'è uno schizzo che mi è stato regalato dal mio professore e  caro amico Pippo Ciorra, il giorno della discussione della mia tesi di dottorato.



E' un disegno nato per "gioco"la sera del congedo, mentre eravamo tutti attorno ad una tavola a discutere del futuro. Per me un bellissimo ricordo della mia carriera universitaria e delle persone in essa coinvolte.




Tutto il resto sono invece i serissimi lavori di Anna portati a casa dall'asilo.
Il gioco e la sperimentazione accomunano questi disegni, ecco perché mi piace averli tutti lì,  in bella mostra alle mie spalle. Quando sono in skype nessuno guarda più me, ma la parete dietro....


Il gioco e la sperimentazione sono anche comuni denominatori della mia vita di adesso: fare la mamma e l'architetto insieme, mi costringe a sperimentare, reinventare orari, schemi, ad essere flessibile, a giocare più o meno sul serio con tutto, anche con il tempo.
Il mio lavoro lo so fare, basta che trovi il tempo; di come si fa a giocare invece, me ne ero dimenticata. Per fortuna Anna con la sua pazienza mi ha guidata in questa nuova riscoperta  ed ora so che quando veramente gioco con lei, come vuole lei, condividiamo una profonda empatia. Così ho imparato a conoscerla (e conoscermi) di più.